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Cristina e Giulio

 

 

 

 

 

 

 

Siamo una giovane coppia, ci siamo sposati a 28 anni con il desiderio di formare una famiglia fondata sull’amore, consapevoli delle difficoltà che – a causa di problemi ipofisari della mamma – inevitabilmente avremmo avuto nell’avere dei figli e profondamente convinti che questi ultimi sono sempre un dono e mai un diritto.
Già prima del matrimonio sapevamo quindi che la nostra strada per arrivare alla maternità/paternità non sarebbe stata semplice. Per questo, ci siamo subito rivolti ad una ginecologa specializzata, da molti definita una “luminare” in questo campo. Sin dalla prima visita ci siamo sentiti dire: “volete avere dei bambini? Non sarà un problema. Forse si potrebbe fare un tentativo in modo naturale seguendo una terapia…ma sarebbe una perdita di tempo. Ricorriamo alla fecondazione in vitro così otteniamo un risultato certo e rapido”. Una proposta che ci ha spiazzato, disorientato. Ricordiamo ancora quel viaggio in macchina di ritorno dalla visita, in cui ci siamo guardati e ci siamo detti: “ma perché dovremmo anche soltanto vagliare questa soluzione senza neanche aver prima provato ad avere un figlio in maniera normale, con dei metodi naturali, senza dover ricorrere a scorciatoie di laboratorio?”. Non ci siamo mai sentiti in grado di giudicare le coppie che ricorrono a fecondazioni assistite (ne conosciamo tante), così come non abbiamo mai giudicato quella dottoressa (verso la quale, nonostante tutto, siamo grati), ma si trattava di una soluzione che strideva con la nostra coscienza.
Abbiamo così cominciato a guardarci intorno, cercando dottori che potessero aiutarci in coerenza con i nostri desideri. Non potevamo credere che non esistesse una realtà disposta a seguirci in modo “diverso”. Dopo tanto cercare troviamo un vecchio articolo di giornale in cui si parlava dell’ISI (istituto di sterilità ed infertilità) Paolo VI al Policlinico Gemelli. Rimaniamo incuriositi e alla fine, fiduciosi e intimoriti allo stesso tempo, prendiamo appuntamento per la prima visita. Incontriamo un’equipe di persone serie, sensibili, gentili, capaci con le quali iniziamo un percorso durato circa due anni. Quando si arriva all’ISI ci si sente a casa. Non abbiamo mai avuto la percezione di essere un numero. Siamo stati accolti come persone, come famiglia, ancor prima che come pazienti. Il rispetto, la delicatezza, la dedizione e la professionalità con cui siamo stati seguiti vanno oltre le mansioni “dovute” da un medico. Cose per le quali non smetteremo mai di essere grati. Ci sono stati momenti di sconforto e di ritrovato entusiasmo, di illusioni e di disillusioni, in cui però – onestamente – non ci siamo mai sentiti soli. La “perdita di tempo” che quella dottoressa voleva evitarci oggi ha 15 mesi, due occhioni azzurri e curiosi, una risata travolgente, si chiama Giovanni ed è il dono più grande e magnifico che potessimo mai avere.

 

 

 

 

 

 

 

 

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Le famiglie dell'Associazione sorrISI sono disponibili per aiutare le coppie che lo desiderano.
Se desiderate avviare un'indagine medica per superare il problema dell'infertilità, potete anche contattare direttamente il centro ISI ai recapiti seguenti. 

06.30155297

Ambulatorio ISI

7° piano ala A
Policlinico “A. Gemelli”
Roma

isi@policlinicogemelli.it

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