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Eleonora e Giovanni

 

 

 

…e finalmente siamo approdati all’ISI!

Frastornante, invasivo, occulto: così si può definire il percorso che abbiamo fatto prima.

Su indicazione del nostro medico di base, eravamo incappati in quello che in seguito  Giovanni definì lo “Stregone”. 

Come spesso si fa in questi casi, ci siamo affidati quasi ciecamente all’esperto, ma sin dall’inizio c’era qualche nota stonata: le recensioni su Internet definivano la sua clinica “fabbrica dei bambini” e, all’esito della prima visita, Eleonora uscì dal suo studio piangendo: si era sentita invasa, negata nella dignità di donna: non più persona ma una macchina da testare, forzare, costringere a “produrre”… Da subito lo Stregone ci presentò il listino prezzi per le varie tecniche che potevamo applicare…. Come a dire: quanto siete disposti a pagare per avere un figlio? 

Non era questo il modo in cui desideravamo diventare genitori!

Manifestammo le perplessità al medico di famiglia (donna, dalla quale ci aspettavamo comprensione) e la risposta fu una velata risata in faccia: volevamo o no un figlio? Che razza di scrupoli stupidi ci facevamo!

Decidemmo di proseguire e iniziammo una serie di analisi e trattamenti più o meno invasivi, più o meno inutili, più o meno sottoposti a consenso informato… Abbiamo saputo solo in seguito le possibili ripercussioni di alcune punture che Eleonora doveva fare sulla pancia…

In tutto ciò la nostra vita intima era sempre più “pubblica”: poco aveva a che fare col desiderio, ma diveniva obbligo, prescrizione medica definita nelle tempistiche e nella logistica…. Quanta tensione, quanta frustrazione! Quanta irritabilità nella coppia!

Arrivammo infine al giorno in cui ci dissero: “bene, procediamo con la Fivet!”. “Perché?!?!?” fu la risposta incredula. In effetti, da tutte le indagini svolte non risultavano motivi davvero ostativi alla gravidanza naturale. E la replica fu: “la signora ha 38 anni, non potete perdere tempo!”

A quel punto ci fermammo. Decisamente non volevamo un figlio in questo modo. Essendoci affidati a dei medici, confidavamo nella diagnosi di un problema e in una cura, non ci interessavano esperimenti di laboratorio.

Scoraggiati, delusi, stressati, infelici ci rivolgemmo ad un sacerdote del Santuario di San Vittorino che ci accolse con molta umanità, rasserenandoci: decisamente questo stato di ansia non era l’humus ideale per mettere al mondo una nuova vita; ci invitò a prenderci una pausa per rilassarci e ci indicò un istituto presso il Gemelli che poteva fare al nostro caso… e finalmente siamo approdati all’ISI!

Arrivammo alla prima visita portando con noi il corposo plico degli esami svolti. Ci sedemmo davanti alla dottoressa Astorri che esordì: “Ditemi tutto” ed iniziammo ad illustrare esame dopo esame tutto ciò che avevamo fatto, ma lei ci fermò subito: “questo plico mettetelo da parte, io voglio sapere di voi: raccontatemi la vostra storia”.

Ci sembrava di sognare: eravamo tornati degli esseri umani! La dottoressa ci accolse come persone, ci aiutò a riappropriarci di noi stessi, ci fece tornare a vedere la bellezza della coppia che siamo, ci aiutò a sciogliere ogni tensione… E soprattutto si comportò da medico: i nostri corpi non erano più macchine che dovevano produrre un figlio a tutti i costi, ma organismi da conoscere, sostenere, aiutare nella loro fisiologia perché potessero naturalmente procreare. Che bello!

Ci furono comunque monitoraggi, analisi e visite specialistiche da fare, ma l’atteggiamento era fatto di delicatezza, comprensione e l’ironia giusta che serve per sdrammatizzare.

All’esito di tutto questo comunque non si evidenziavano elementi che spiegassero i motivi della mancata gravidanza, ma c’era un’ipotesi. Dato che lo studio della situazione stavolta era stato molto approfondito, ricostruendo tutta la storia personale e familiare di entrambi, la dottoressa si era soffermata sull’appendicite in peritonite che Eleonora aveva avuto a 16 anni: forse erano risultate delle aderenze che limitavano la motilità delle tube. Per scoprirlo sarebbe occorso un intervento in laparoscopia per sondare lo stato delle cose: se il problema fosse sussistito, lo avrebbero risolto in quella stessa sede, altrimenti ci saremmo levati anche questo dubbio e avremmo continuato a cercare.

Condividemmo questa soluzione e la dottoressa ci mise in lista di attesa.

A quel punto ci rilassammo: la palla non era in mano a noi, dovevamo aspettare e confidare nell’operato del chirurgo…

E fu così che dopo poco più di un mese chiamarono per l’ intervento, ma alla telefonata dell’addetta che comunicava la data per il ricovero, Eleonora fu felice di rispondere: “non serve più: ho fatto il test di gravidanza stamattina e aspetto un figlio!”

Senza fecondazione artificiale, nè inseminazione, senza intervento chirurgico, ma  solo con la serenità e l’amore, il 27 settembre 2017 è nato il nostro meraviglioso Gabriele!

A tutte le giovani coppie che incontriamo, raccontiamo la nostra storia, invitiamo ad essere molto critici nei confronti del mercato che squallidamente specula sul legittimo e delicato desiderio di avere un figlio e parliamo dell’Isi, questa straordinaria struttura pubblica che ci ha aiutato, supportato e accompagnato a ritrovare la fertilità di coppia:  non soltanto nel senso della procreazione, ma anche nel senso della valorizzazione di tutto ciò che una coppia ha da darsi e da dare per stare bene con se stessi e con gli altri.

                                                               Giovanni ed Eleonora

 

 

 

 

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Le famiglie dell'Associazione sorrISI sono disponibili per aiutare le coppie che lo desiderano.
Se desiderate avviare un'indagine medica per superare il problema dell'infertilità, potete anche contattare direttamente il centro ISI ai recapiti seguenti. 

06.30155297

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Roma

isi@policlinicogemelli.it

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