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Caterina e Francesco

Io e mio marito Francesco ci siamo sposati nel 1999, dopo sei anni di fidanzamento e un cammino
di crescita umana e spirituale iniziato nella parrocchia di Santa Paola romana; io avevo 25 anni e
lui 26. Dopo circa un anno di matrimonio, abbiamo cominciato a sentire un forte desiderio di avere
un bambino; ci sentivamo pronti ad aprirci ad una nuova vita e, cresciuti entrambi in famiglie
numerose, non vedevamo l’ora di poter trasmettere ad un bimbo tutto l’amore che avevamo dentro.
Ci siamo allora rivolti all’ISI e abbiamo cominciato a fare delle analisi, ma non sembrava emergere
con chiarezza quale fosse il problema che impediva una gravidanza; ci siamo subito sentiti accolti
con professionalità e delicatezza da tutto il personale del centro ed eravamo anche contenti di
poter affrontare insieme, grazie all’approccio interdisciplinare dell’istituto, questo cammino di
ricerca di una gravidanza.
Pochi mesi prima del matrimonio, la dottoressa Astorri aveva scoperto che io ero affetta da morbo
celiaco, quindi avevo iniziato una dieta senza glutine e mi era stato detto da diversi specialisti che il
corpo doveva adattarsi a questa nuova situazione. Ecografie, isteroscopie, isterosalpingografie e
analisi di vario tipo non mettevano in luce nessun problema particolare, in nessuno di noi due.
Dopo tre anni di matrimonio, abbiamo iniziato a sentire una forte sofferenza per la mancanza di un
figlio, amplificata dalla poca sensibilità di tante persone sull’argomento; ricordo che una volta una
conoscente ci incontrò e ci disse: “Ma insomma, questi bambini non volete proprio averli? Ma sì,
fate bene, divertitevi!!!”. Ci fece rimanere tanto male. Avevamo anche cominciato a sentirci un po’ a
disagio nelle occasioni in cui amici e parenti festeggiavano la nascita o il battesimo di un bambino,
ma non volevamo neanche chiuderci e isolarci; ci chiedevamo spesso perchè a noi non veniva
data la stessa gioia…
Dal momento che io e Francesco, da fidanzati, eravamo andati un ‘estate in una missione africana
in Togo a fare volontariato ed eravamo entrambi rimasti molto colpiti dai tantissimi bimbi orfani che
lì vivevano senza una famiglia, abbiamo deciso di iniziare il percorso dell’adozione tra mille carte,
incontri, documenti da preparare e abbiamo cominciato a frequentare nella casa famiglia “Casa
Betania” un bambino allontanato dai genitori per vari motivi, trascorrendo alcuni week end con lui.
Sapevamo che la strada dell’adozione non sarebbe stata né semplice nè breve, ma chiedevamo al
Signore di indicarci la Sua volontà e, nel frattempo, continuavamo ad essere seguiti dall’ISI con
grande disponibilità e competenza.
Nel 2003 i medici dell’ISI mi hanno consigliato un intervento laparoscopico, che ha evidenziato una
endometriosi ovarica; ricordo bene quanto fu pesante per me, durante la preospedalizzazione,
sentire infermieri e medici che leggevano sulla motivazione dell’intervento: sterilità. Era una parola
che mi faceva male solo al sentirla pronunciare!

Dopo due anni di incontri con psicologi e assistenti sociali, documenti, file al Tribunale dei Minori,
relazioni e certificati di idoneità, in un pomeriggio di giugno siamo stati chiamati per conoscere la
storia di una bimba, che era stata lasciata in ospedale appena nata, dopo sole 26 settimane di
gestazione, e che pesava solo 900 grammi! Ci è stato detto che costituiva un “rischio sanitario”:
non si sapeva se avrebbe visto, sentito, parlato, camminato… e ci è stato chiesto se ce la
sentivamo di diventare i suoi genitori… Dopo aver pensato che ogni figlio comporta dei rischi e che
accettare una nuova vita presenta sempre tante sorprese e imprevisti, abbiamo detto di sì!
Nel percorso dell’adozione eravamo stati aiutati a capire quanta differenza può esistere tra il figlio
immaginato e il figlio reale e questa riflessione sicuramente ci è stata molto di aiuto in un momento
tanto delicato… Francesca (questo era il nome che era stato messo alla bimba in ospedale e che
abbiamo deciso da subito di non modificare per voler rispettare fino in fondo la sua identità, anche
se chi non conosce la nostra storia ci prende in giro per la poca fantasia, visto che il papà si
chiama Francesco) aveva tutto il diritto ad avere una famiglia accogliente e piena di amore
incondizionato…

Dopo un mese di ansia e inquietudine, in cui non sapevamo se il tribunale ci avrebbe ritenuto
“idonei” a prenderci cura di Francesca, siamo stati finalmente chiamati da un giudice, che ci
avvertiva che l’indomani avremmo conosciuto… nostra figlia! Ricordo lo stupore della commessa di
un negozio di abbigliamento a cui dissi che volevo comprare una tutina per nostra figlia e, quando
mi chiese la misura, dissi che non l’avevo mai vista!
Siamo stati portati nell’ospedale dove la piccola era nata ed era stata custodita con grande
dedizione dalle infermiere e, dopo tante lacrime di commozione e di gioia, le abbiamo potuto fare,
per circa un mese, la marsupio-terapia, nelle due ore in cui veniva tolta dall’incubatrice, nel reparto
di terapia intensiva neonatale dove era ricoverata. Quando ha raggiunto un peso sufficiente (in un
mese è cresciuta il doppio rispetto ai tre mesi in cui era stata lì), dimostrando una voglia di vivere e
una forza incredibili, i medici hanno deciso che poteva uscire dall’ospedale! Che gioia incontenibile
abbiamo provato! Eravamo finalmente genitori di una splendida bimba e Francesca era accolta da
noi, dai nostri genitori e dai nostri amici con uno stupore e una felicità unici. Quasi ogni giorno
penso alla mamma che l’ha messa al mondo e che ha offerto a questa piccola creatura il dono più
prezioso che potesse farle, la vita.

Nel frattempo, anche se strafelici per l’arrivo di Francesca nella nostra famiglia, io e mio marito
abbiamo continuato a seguire i consigli dei medici dell’ISI e a fare analisi di ogni tipo, per cercare di
capire se fosse presente qualche problema. Nel 2007 sono stata operata per la seconda volta dal
Professor Marana con una laparoscopia e, dopo l’intervento, i medici dell’ISI hanno scoperto un
cattivo funzionamento della tiroide, che produceva un alto livello di prolattina.
La speranza che Francesca avesse un fratellino o una sorellina continuava ad essere dentro di
noi!

Nel 2008, dopo Natale, una meravigliosa scoperta: ero finalmente incinta! Potete immaginare la
gioia incontenibile mia e di mio marito? Purtroppo, al secondo controllo, a febbraio, il battito del
cuore della piccola creatura non si sentiva più e quindi, dalla gioia più grande siamo precipitati nel
dolore più profondo…
Quanta sofferenza, tristezza e ribellione dentro di noi…
I medici dell’ISI ci sono stati molto vicini anche in quei terribili mesi, dandoci speranza e sostegno.
E nel mese di febbraio del 2009, l’11 febbraio, giorno della Madonna di Lourdes (può essere un
caso?), è nata Chiara!
Dopo ben dieci anni di matrimonio, tantissime analisi, indagini, interventi e una bimba ricevuta in
dono con l’adozione, abbiamo ricevuto anche il dono di una vita biologica!
Non potevamo non chiedere alla dott.ssa Astorri, che ci aveva seguito con grande pazienza e
generosità in tutti questi anni (insieme alla dott.ssa Pompa e al dott. Milardi) di essere la sua
madrina di Battesimo!

E nel mese di aprile del 2013 è arrivato anche un altro bambino, tanto amato e desiderato,
Gabriele!
La maternità biologica che tanto desideravo, la genitorialità che io e mio marito abbiamo tanto
ricercato, ci è stata donata e questo è stato possibile con un approccio naturale, grazie all’ISI; il
mio corpo non è diventato un laboratorio e il nostro desiderio di generare una vita non ha prodotto
la morte di altre esistenze… Il desiderio di costruire una famiglia e la forte sofferenza provata non
si sono scontrate con la nostra fede ed è maturata in questi anni in noi la convinzione che non
esiste un diritto ad avere un figlio ad ogni costo.
In molte occasioni mi è stato chiesto se l’amore che provo per Francesca sia diverso da quello che
provo per gli altri due bimbi e mi sento di dire con certezza che assolutamente non lo è! Spesso,
con pediatri o dentisti, mi sono anche dimenticata di non averla partorita io e ho detto: “Sì, anche
mio marito ha i denti fatti così…” o cose simili… per poi rendermi conto e sorridere…
Francesca ha ora 15 anni ed è un’adolescente piena di talenti, di passioni, di vitalità; Chiara ha 11
anni e ha iniziato quest’anno le scuole medie, Gabriele ha 6 anni e frequenta la prima elementare.
Ognuno di loro è per noi e per i nonni una scoperta, un impegno e un motivo di gioia!
Tre vite donate, di cui rendere grazie per sempre al Signore prima di tutto, ma poi anche ai medici
e a tutto il personale dell’ISI, che ci hanno permesso di vivere il forte desiderio che avevamo di
essere madre e padre.
La mia semplice testimonianza è solo un piccolissimo modo per dire con forza un grazie a
chi ha reso possibile che la nostra genitorialità si realizzasse, e per incoraggiare e dare
speranza a chi vive momenti di sconforto, di tristezza, di dolore per il desiderio di un figlio
che non arriva…

Grazie all’ISI, dal profondo del cuore, a nome di tutta la nostra famiglia, 

Caterina, Francesco, Francesca, Chiara, Gabriele

 

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Le famiglie dell'Associazione sorrISI sono disponibili per aiutare le coppie che lo desiderano.
Se desiderate avviare un'indagine medica per superare il problema dell'infertilità, potete anche contattare direttamente il centro ISI ai recapiti seguenti. 

06.30155297

Ambulatorio ISI

7° piano ala A
Policlinico “A. Gemelli”
Roma

isi@policlinicogemelli.it

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